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Epifanio AJELLO Progetti

IL RUOLO DELLE IMMAGINI FOTOGRAFICHE NEI TESTI NARRATIVI

Il campo dei libri illustrati è quanto mai variegato e complesso da studiare nelle sue evoluzioni storiche (basterebbe far riferimento ai modelli letterari e iconografici, almeno di quelli a partire dall’età della stampa, ovvero e ad esempio: dalle preziose illustrazioni che accompagnavano le edizioni del Furioso di Ariosto, per giungere alla settecentesca littérature de colportage, ai lunari, alle illustrazioni nei libri di fiabe, per finire ai contemporanei graphic novel).La ricerca vorrebbe esplorare, invece, perimetrandolo, soltanto il ruolo che l'immagine fotografica assume all'interno di un testo letterario, quella sorta di contratto di mediazione che subito si stabilisce tra scrittura e figura della pagina, o meglio: il cortocircuito di relazioni che si sviluppano tra una "illustrazione" messa a contatto con un segno verbale, escludendo, ovviamente, ogni funzione didascalica.La presenza di immagini fotografiche costella ormai l'intera produzione letteraria del Novecento, mentre manca una relativa, solida bibliografia critica sull'argomento.Nella letteratura italiana nostra contemporanea – per mettere in piedi un improvvisato minimo catalogo indicativo di testi - abbiamo non pochi esempi del genere con alcune varianti, che vanno dal romanzo di Umberto Eco " La misteriosa fiamma della regina Loana", amalgama di memoria privata e illustrazioni, fino al "Romanzo con figure" di Lalla Romano, costruito come un libro contabile, tra il dare, a sinistra, di un’immagine fotografica e l’avere, a destra, di una breve scrittura; e così anche il "Racconti con figure" di Tabucchi. Ancora, potremmo citare le illustrazioni delle città siciliane, e dei personaggi, di "Conversazioni in Sicilia" di Elio Vittorini (nell’edizione del 1953), dove le fotografie vi sono state fatte intrufolate dall’autore dopo la prima edizione (un po’ come Alessandro Manzoni nei suoi" Promessi sposi" con le illustrazioni di Golin nella Quarantana) e quindi ci chiederemmo con Manzoni e Vittorini perché compaiono qui e non là, e perché soprattutto si è deciso di inserirle; infine, ultimo esempio, il testo postumo di Pier Paolo Pasolini la" Divina Mimesis" (1975), con quella plaquette in coda al libro di fotogrammi in bianco e nero, che non hanno nessuna relazione apparente con il testo, e di cui si potrebbe fare sicuramente a meno.

StrutturaDipartimento di Studi Umanistici/DIPSUM
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo2.000,00 euro
Periodo20 Novembre 2017 - 20 Novembre 2020
Proroga20 febbraio 2021
Gruppo di RicercaAJELLO Epifanio (Coordinatore Progetto)
MONTANILE Filomena (Ricercatore)
SANTOLI Carlo (Ricercatore)