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Alfonso TORTORA Progetti

LA GUERRA DI SPAGNA CONTRO I VALDESI DELLA PRIMA ETÀ MODERNA. NARRAZIONE E RAPPRESENTAZIONE DI UNA «GUERRA GIUSTA» (1559-1563)

Alla metà del Cinquecento il prete marchigiano Pietro Manelfi, delatore del Sant’Uffico, nel denunciare i tanti eretici padovani, pur in rapporti con la realtà napoletana, parlava anche della presenza in Puglia ed in Calabria di «molti et molti Lutherani». Oggi sappiamo che tra quei “Lutherani” in diverse realtà del Mezzogiorno d’Italia, senza un nome preciso e senza una storia definita, figuravano anche quelle comunità valdesi presenti «in gran moltitudine» nel Mezzogiorno d’Italia a partire dal secondo Medioevo. Stimare questo movimento di popolazione (ad oggi non ancora noto) presente nel Mezzogiorno d’Italia fin dal tardo Medioevo, è il primo momento di questa ricerca, che andrà svolta attraverso lo spoglio delle carte notarili conservate nei diversi Archivi di Stato dell’Italia meridionale. Il secondo obiettivo di questa ricerca è quello di spiegare il rapporto che si stabilì tra l’obsolescenza dei valdismi medievali (che già si manifestava rapida ed inesorabile a partire dal primo Cinquecento nelle vallate alpine e in alcune zone della valle del Crati) e quella realtà confessionale, che a partire dai primi decenni del Cinquecento si esibiva come una realtà religiosa intasata di novità e di rifacimenti avviati da Lutero e seguiti e rielaborati, poi, da Calvino e da altri Riformatori con i ben noti sviluppi storici e politici che caratterizzeranno una parte dell’età moderna. In terzo luogo la ricerca qui proposta intende verificare il modo con cui questi «vecchi» eretici nella prima metà del Cinquecento si collocarono al centro di una inevitabile linea di cesura, al di qua della quale i nuovi impulsi dati dal protestantesimo alle più antiche eresie europee avrebbero determinato differenze e continuità in ciò che, con Merlo, chiamiamo i «valdismi» e, con Biller, avvertiamo come «mono-valdismi». Infine, con questa ricerca si vuole analizzare (forse per la prima volta in maniera storicamente sistematica) il rapporto dialettico instauratosi tra i valdesi italiani ed i poteri costituiti. Infatti occorre qui precisare come le preoccupazioni sulla diffusione di particolari forme d’eresia nelle varie regioni della penisola italiana dopo la prima metà del ‘500 non riguardassero soltanto la Curia romana, ma anche le autorità civili della penisola Italica. Tra queste autorità figuravano sia la monarchia spagnola sia le altre forme del potere signorile e principesco sviluppatosi tra tardo Medioevo e prima età moderna. Con riferimento a quest’ultimo punto, allora, la ricerca intende concentrarsi sulla Monarchia spagnola (senza dimenticare le altre realtà politiche italiane del tempo), per la quale i problemi ereticali apparivano innanzitutto strettamente legati alla nozione di ribellione e ciò anche nel Regno di Napoli. Si trattava di problemi rispetto ai quali al governo spagnolo, se non appariva possibile procedere con i criteri dell’«Inquisizione a mo’ di Spagna», si imponevano i continui ricorsi ai circuiti differenziati delle pratiche istituzionali. Si trattava di azioni, che di per sé risultavano tecnicamente efficaci e che rientravano nell’ottica della «guerra giusta», da intendersi nella sostanza come regolatrice delle tensioni che si sviluppavano tra il potere regio e la composita realtà sociale, politica e religiosa ad esso soggetta.

StrutturaDipartimento di Studi Umanistici/DIPSUM
Tipo di finanziamentoFondi dell'ateneo
FinanziatoriUniversità  degli Studi di SALERNO
Importo1.490,00 euro
Periodo20 Novembre 2017 - 20 Novembre 2020
Gruppo di RicercaTORTORA Alfonso (Coordinatore Progetto)